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DOTTORE .. HO LETTO SUL GIORNALE…..

Non ditemi che non l’avete letto , è di pochi giorni fa, ha scosso le redazioni dei giornali del Bel Paese, ha fatto il giro delle famiglie di tutta Italia , se ne è discusso all’uscita delle scuole nei crocchi di genitori in attesa del pupo felice di poter andare in piscina o in palestra o sui campi da pallone…. E invece…..

 

Morte improvvisa, screening nelle scuole: "A rischio l'1% dei ragazzi"

Lo studio degli esperti dell'ospedale pedaitrico Bambino Gesù ha coinvolto circa 10mila ragazzi tra i 3 e i 13 anni. Il 40% non aveva mai fatto un elettrocardiogramma

Cosa c’è di vero? Vediamo….

numeriPenso che la pratica medica dovrebbe essere considerata una cosa seria e notizie del genere basate su indagini poco appropriate aggravano irresponsabilmente il lavoro di chi deve tutelare la salute dei bambini e di tutti. Mi spiego: se fosse vero quanto affermato da chi ha eseguito l’ECG nelle scuole (associazioni di “volontari” coordinate dall’ospedale Bambin Gesù a quanto ho letto anch’io) vorrebbe dire tradotto in modalità più comprensibili per tutti noi, che ogni 4 classi di alunni, mediamente composte da 25 ragazzi, ci sarebbe un potenziale rischio di decesso improvviso di natura cardiologica, dato evidentemente molto allarmante che dovrebbe indurre a immediati provvedimenti di screening.
In realtà volendo dar retta a dati di letteratura internazionale accreditata e non a comunicazioni “estemporanee”, il rischio di una morte improvvisa, evento possibile, è di circa 500-1000 volte meno probabile di quanto riferito; quindi non un ragazzo ogni 4 classi di 25 alunni, ma ogni 2.000 – 4.000 classi, il che cambia un po' le cose.

 

tableSinteticamente dico che la morte improvvisa esiste,(ne allego un elenco tratto da una pubblicazione della Accademia Americana di Pediatria), che le cause, spesso già note al pediatra per rischi genetici o per patologia malformativa neonatale o acquisita successivamente, possono richiedere una sorveglianza dei soggetti a rischio nei luoghi di studio o svago con istruzione del personale anche non sanitario per poter intervenire sollecitamente in caso di crisi (mi riferisco ad esempio all’uso del defibrillatore) ma che comunque rimane un margine di imponderabilità che con responsabilità si cerca di restringere sempre più.

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In Italia esiste inoltre una normativa molto attenta per la certificazione di idoneità all’attività sportiva agonistica che scatta a diverse età a seconda dello sport scelto cui si è aggiunta una legge anche per la pratica non agonistica puntualmente applicata dai pediatri con l’esecuzione di almeno un ECG nella vita del minore.

 

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Questa la realtà specifica che si cala in una assistenza di base che, con i bilanci di salute svolti dal curante, permette una medicina di iniziativa e non di attesa quanto mai opportuna, certo migliorabile ma ben lontana dall’impressione di Far West come quello descritto in cui sembra che l’evento mortale improvviso sia in agguato alla prima corsa fatta ai giardinetti.
Temo che il pressapochismo divulgativo, la poca consuetudine a comunicare ai mass media dati sanitari comprensibili e, sbaglierò ma qua lo dico e qua lo riaffermo, interessi privati di vario tipo siano alla base di iniziative che, specie se scollegate dall’assistenza quotidiana e individuale, portano a confusione e allarmismi, con conseguenti stress delle famiglie e spese inutili specialmente in un settore dove, con l’incipiente aumento dell’obesità, dovremmo invece tutti raccomandare un’adeguata attività motoria svolta nella massima sicurezza possibile.
Altrimenti correremo il rischio di considerare chi fa sport come Snoopy ….

 

snoopy

Conforti….amoci di Giorgio Conforti

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