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UN MONDO SENZA VACCINI? La vera Storia

Il paleopatologo Francesco Maria Galassi, nel suo libro, che vi invito ad acquistare e leggere con attenzione «Un mondo senza vaccini? La vera storia», racconta che cosa accadeva quando malattie oggi sconfitte mietevano milioni di vittime.

Per capire l’importanza dei vaccini, è utile immaginare che cosa ne sarebbe dell’umanità, oggi, se non fossero stati scoperti. È questa la lezione di Francesco Maria Galassi, medico e paleopatologo 28enne che, secondo Forbes, è uno fra i 30 scienziati under 30 più influenti in Europa. Assistente all’Università di Zurigo (Svizzera) e Senior Research Associate l’Università di Flinders (Australia), ha appena pubblicato il libro “Un mondo senza vaccini? La vera storia”, uscito a fine novembre per la collana Scientia et Causa di C1V E.

Nel mondo moderno il valore delle vaccinazioni è stato spesso messo in discussione e una grande massa di teorie pseudoscientifiche non supportate da dati è continuamente presentata con il fine di evidenziarne la presunta pericolosità. La paleopatologia e la storia della medicina hanno il potere di richiamare alla memoria, dati e prove alla mano, la realtà del mondo prima delle vaccinazioni: un mondo caratterizzato da epidemie mortali, morti che la scienza moderna può tranquillamente evitare. 

Potete seguire dal vivo casa ci dice Francesco Maria Galassi

Prima dell’introduzione delle vaccinazioni, il mondo era segnato dalle epidemie mortali, che potevano scuotere le fondamenta di imperi e società che si consideravano solide a avanzate. Lungo un percorso che parte dall’antico Egitto e attraversa tutta l’Antichità, il Medioevo e l’età Moderna, Galassi ha spiegato che cosa accadeva quando il vaiolo, oggi sconfitto, ma anche la poliomielite, il tetano, il morbillo, la pertosse, la difterite mietevano milioni di vittime. Francesco Maria è stato intervistato da Vanity Fair e da Espresso: ne riporto alcuni passaggi.

Nel suo ultimo libro compie un viaggio in un mondo senza vaccini. Come si viveva allora?

galassiPrima di ogni considerazione, mi permetta di ricordare che, per quanto “preistorico” e “primitivo” quel mondo possa sembrare, esso risale in alcuni casi a solo qualche decennio fa. Basta interpellare i nostri nonni per conoscere storie tragiche di morti per tetano o di invalidità permanenti causate dalla poliomielite. Lo stesso vaiolo, eradicato ufficialmente nel 1980, ha causato centinaia di milioni di morti a livello globale nel XX secolo. Quel mondo, inoltre, esiste ancora nei paesi meno sviluppati, in cui la possibilità di accesso alle vaccinazioni è molto limitata. Il mondo senza vaccini era caratterizzato da un predominio incontrastato della natura, con i suoi fenomeni patologici, sull’uomo e sulla civiltà. L’assenza di vaccinazioni e antibiotici, le malsane condizioni igieniche e di vita e le guerre continue, rendevano la vita umana estremamente fragile.

 

Che cosa succederebbe se il mondo fosse senza vaccini?

«Quel che è indubbio è che lo scenario sarebbe terrificante. Malattie che ritenevamo sconfitte, come la poliomielite o la difterite, tornerebbero con grande aggressività, riconquistando, come ripeto spesso nel mio libro, quello spazio che il progresso medico ha loro sottratto. Questo “ritorno” delle malattie prevenibili con i vaccini si sommerebbe ad una sempre più emergente antibiotico-resistenza da parte di altri patogeni responsabili di malattie come la tubercolosi. Per di più, nel mondo occidentale stiamo assistendo ad una sempre maggiore frequenza di malattie degenerative (cardiovascolari, Alzheimer) dovute all’invecchiamento della popolazione generale. La popolazione mondiale sarebbe in grave pericolo e i progressi della medicina verrebbero vanificati».

Quali malattie già debellate potrebbero tornare, e quali diffondersi ancora di più?

«La poliomielite sarebbe un grandissimo pericolo. Mi preoccupa molto la difterite, malattia che fino agli anni ’90 ritenevamo sconfitta, ma che una serie di epidemie negli stati dell’ex Unione Sovietica ci ha fatto capire quanto possa essere letale. Ma non si può sottovalutare nemmeno una malattia come il tetano, non eradicabile, poiché le spore del Clostridium tetani si trovano nel terreno. Leggo di nuovi casi in Italia e in Francia. Credo sia scandaloso che nel 2017 si possa far rischiare la vita a bambini non vaccinandoli. In particolare, in riferimento al tetano, mi preoccupa lo scenario di disastri naturali. Sono stati registrati molti casi tetano in Indonesia e Giappone in occasione dei disastri naturali. L’Italia, un paese ad alto rischio terremoti, deve fare attenzione, vaccinando anche gli adulti e non abbassando la guardia».

L’Unione Europea ha detto che «i movimenti no vax hanno la responsabilità morale per la morte di diversi bambini». È d’accordo?

«Le vaccinazioni non sono solo utili, ma anche sicure. Decenni di ricerche hanno rivoluzionato la vita umana permettendo di contenere malattie un tempo fatali. Scegliendo, o per ignoranza o per volontà di seguire idee prive di fondamento scientifico, di non vaccinare i propri bambini, logicamente ci si assume una grandissima responsabilità. Ritengo sia gravissimo non vaccinare i bambini. Ho deciso di portare il contributo della lezione della storia attraverso la lente della paleopatologia, proprio perché è necessario ricordare alle persone l’impatto devastante delle malattie nel mondo pre-vaccinale».

Secondo lei è realistico immaginare che la soglia dei vaccinati continuerà a scendere?

«Per quanto riguarda l’Italia, la nuova legge, attraverso una misura impositiva, sta prevenendo in parte questo rischio. Rischio che però è sempre presente, attuale. Per carità, la libertà di parola e di espressione non deve mai essere messa in discussione in nazioni democratiche, e chiunque è libero di manifestare. Se però si manifesta, scendendo in piazza, contro le vaccinazioni, allora bisognerebbe farlo anche contro l’elettricità, l’acqua corrente nelle case e magari a favore del ritorno agli spostamenti a dorso di mulo o ai viaggi in mongolfiera, in luogo dei voli aerei. Vede, la misura impositiva è stata quella che io definisco una “necessità storica”. In condizioni normali, di corretta informazione scientifica e di responsabilità da parte dei genitori, ciò non sarebbe stato necessario. Ora occorre lavorare molto sul fronte dell’informazione e della persuasione. Noi accademici dobbiamo accorciare le distanze tra accademia e società civile da cui proveniamo. Penso ci sia lo spazio per una manovra divulgativa di ampio respiro».

Quale, invece, lo scenario e i miglioramenti sanitari, se la soglia dei vaccinati continuasse a salire?

«Vi sono patogeni che necessitano dell’uomo come ospite per moltiplicarsi. Se se ne interrompe la circolazione, si possono eradicare molti patogeni. Così è stato per il virus del vaiolo. La polio poteva già essere stata eradicata, ma anche l’ultimo termine proposto, il 2018, probabilmente non sarà sufficiente. Credo l’eradicazione della polio nei prossimi anni sia il primo obiettivo da realizzare. Potremo invece contenerne e ridurre molte altre malattie».

Che cosa risponderebbe ai no vax, che tirano in ballo la presunta pericolosità dei vaccini e i loro possibili effetti avversi?

«Non amo le polemiche. Sono lontane dal mio carattere e formazione. Preferisco parlare di fatti, di idee, di concetti. Non delle persone. La stessa categoria “no vax” non ha ragion d’essere. Credo anche additando troppo queste persone, dando loro troppo credito come categoria sociale, come gruppo di pressione, si finisca per ammantarli di una aura di seriosità. Che la terra non sia cava lo sanno tutti. Se a sostenere, invece, che lo sia, è un noto accademico o un ebbro avventore di taverna, non ha alcuna importanza. L’idea non ha fondamento. La scienza e la medicina ci insegnano le basi biologiche delle malattie infettive ed il razionale su cui modulare le nostre capacità di prevenzione. Invito in maniera cortese chi non crede a ciò a studiarsi la storia delle malattie nel mondo prima dei vaccini. Non notare la cesura tra i due mondi è semplicemente impossibile».

Perché, secondo lei, i movimenti no vax hanno preso e stanno continuando a prendere così piede?

«Le ragioni sono molteplici e sono analizzate continuamente da sociologi, psicologi e esperti con competenze maggiori delle mie in questo settore. Personalmente identifico tre ragioni: mancata conoscenza della storia; assenza di una corretta informazione negli ultimi anni, specialmente in rete; senso di colpa in genitori che pensano che alcune malattie quali l’autismo siano causate dai vaccini e che quindi si battono per cercare di dare una spiegazione alla propria sfortuna e dolore. A mio avviso, l’assenza di conoscenza storica rappresenta il problema più grande. Questo spiega poiché, al netto di una vigorosa reazione della comunità scientifica, ancora tante persone siano scettiche nei confronti dei vaccini. Molti pensano che le tante malattie di cui abbiamo parlato sopra, siano sostanzialmente innocue o di poco conto. Non è così. Come falsa è la nozione che siano di fatto debellate».

In Italia, ma non solo, monta la polemica, a volte più politica che scientifica, su presunte malattie legate ai vaccini. Studiando e analizzando le malattie del passato, cosa si sente di dire in proposito?

La polemica prospera laddove la pseudoscienza ha preso ormai da molti anni il sopravvento nelle dinamiche della comunicazione. Molti oggi discettano sulla natura della scienza, se essa sia o meno democratica. Pochissimi invece prendono in esame la natura autoritaria della pseudoscienza. Nei commenti ad un mio recente post, ho parlato di “tirannide della pseudoscienza”. Sì, si tratta di una tirannide, perché, prosperando in un humus culturale in cui anche i fondamenti stessi della storia e della scienza vengono messi in discussione, in cui viene promossa l’idea che la verità sia un qualcosa di recondito che solo pochi “veri sapienti”, in realtà niente più che modesti imbonitori della rete, possono dispensare alle masse, in cui è percepibile un clima di odio, di sospetto, di delazione, si determina il quadro di un relazione carismatica tra un leader e la massa di seguaci che lo segue acriticamente. La scienza, invece, si basa sui fatti. Le scoperte restano, gli scienziati e i loro nomi passano. Per fortuna, negli ultimi tempi alcuni colleghi si stanno energicamente battendo per “riconquistare” la rete, sottraendo spazio ai propugnatori delle teorie più assurde, spesso fantasiose elucubrazioni, molto più spesso pericoli veri e propri per la salute delle persone. Adesso quel che occorre è spostare l’attenzione sul tema della memoria: credo che sia la vera chiave di volta nel dibattito. Le persone rifiutano di vaccinarsi non solo perché finiscono per dare credito ai falsi profeti o perché inondati da cattiva informazione. Lo fanno anche perché non hanno ben chiara la lezione della storia, non riescono a rendersi conto del rischio che le nostre società correrebbero se noi abbandonassimo la via della ragione. Si tornerebbe ad un mondo che non solo è possibile, ma è molto concreto, reale: c’è già stato. Il mio libro è, quindi, un contributo di memoria e anche, in seconda battuta, una riflessione sulla necessità di una comunicazione diretta tra accademia e società civile, per prevenire appunto l’instaurarsi della tirannide della pseudoscienza.

Vitali…zziamoci di Giovanni Vitali Rosati

 

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