5 6 Anni

I vaccini dei cinque sei anni

La tappa dei 5-6 anni è considerata quella del “vaccino prima della scuola”.

 In realtà si tratta di fare due iniezioni con le quali ci si protegge

Con la prima da:

  1. difterite
  2. tetano
  3. pertosse
  4. poliomielite

Con la seconda da:

  1. morbillo
  2. parotite
  3. rosolia
  4. varicella

La prima è un richiamo o come si dice un booster cioè serva a mantenete e rinforzare gli anticorpi che si sono formati con le vaccinazioni precedenti. La seconda una rivaccinazione. In questo caso sono vaccini vivi attenuati e qui si fa una seconda dose in quanto con una sola dose a volte ci sono bambini che non si immunizzano e rimangono suscettibili (cioè possono prendere la malattia).

Difterite

Perché vaccinare ancora contro una malattia quasi scomparsa?

difterite

La difterite rimane a tutt’oggi una malattia molto pericolosa. Le infezioni che decorrono in forma inapparente superano di gran lunga il numero dei casi clinici.

Si tratta di una malattia batterica acuta, causata dalla liberazione di una tossina, in cui la lesione caratteristica è marcata da zone di membrane grigiastre. La tossina può causare miocardite con arresto cardiaco e insufficienza congestizia progressiva che inizia una settimana dopo l’esordio della malattia. Gli effetti tardivi includono le neuropatie che possono simulare la sindrome di Guillain-Barré.
Pur essendo una malattia causata da un germe non è stato dimostrato che una profilassi antibiotica sia in grado di prevenire la malattia.

Nel 1990 è iniziata una enorme epidemia di difterite nella Federazione Russa con successiva propagazione a tutti i paesi della ex- URSS ed alla Mongolia. I fattori che hanno contribuito sono stati: la mancata vaccinazione dei bambini per la preoccupazione circa effetti indesiderati, anche per la comparsa di movimenti di opinione pubblica contrari alla vaccinazione e in corrispondenza alla crisi del sistema sanitario per le precarie condizioni socioeconomiche. Questa epidemia è stata responsabile di oltre 150.000 casi notificati e di 5.000 morti tra il 1990 ed il 1997 per l’aumentata suscettibilità tra gli adulti a causa della diminuzione di protezione della vaccinazione.

Nell’Ecuador si è avuta un’epidemia di difterite negli anni 1993-94 con circa 200 casi, la metà dei quali aveva un’età di 15 anni o oltre. In tutte e due le epidemie il controllo è stato ottenuto tramite campagne di vaccinazione di massa. L’OMS ricorda che la comparsa di casi di difterite riflette una copertura insufficiente dei programmi nazionali di vaccinazione infantili.

Tetano

Perché vaccinare ancora contro una malattia molto rara? tetano1Il tetano è raro in realtà solo nelle popolazioni vaccinate e costituisce un pericolo costante ovunque.
È una malattia acuta, causata da una tossina prodotta dal bacillo omonimo, che cresce in condizioni anaerobiche nella sede di una ferita.
La malattia è caratterizzata da contrazioni muscolari dolorose (inizialmente dei muscoli massetere e del collo, successivamente i muscoli del tronco). Seguono spasmi generalizzati, spesso indotti da stimoli sensoriali (es. luce, rumori). All’anamnesi può mancare la storia di una ferita o un’evidente porta d’ingresso. Il tasso di letalità è massimo nei bambini e negli anziani, e la prognosi è tanto più infausta quanto più breve è il periodo di incubazione soprattutto se non sono disponibili adeguate cure in un reparto di terapia intensiva. Il tetano è un’importante causa di morte in molti paesi dell’Asia, Africa e Sud America, dove il contatto con le feci animali è più facile e i programmi di vaccinazione sono inadeguati e dove è drammatico il tetano dei neonati. L’OMS stima che ogni anno muoiano 180.000 bambini per tetano neonatale e 30.000 donne per tetano puerperale, solo in Africa. Nelle nazioni in cui la copertura vaccinale dei bambini è elevata, come in Italia, il tetano continua a causare circa 100 casi per anno, colpendo le persone non vaccinate. Si tratta soprattutto di donne anziane. I rari casi osservati in bambini dimostrano la persistenza del pericolo in qualunque fascia di età e l’inconsistenza delle convinzioni di un’immunità naturale nei bambini. I casi recenti (2003-2006) segnalati a Cipro e in Piemonte riguardano bambini i cui genitori avevano rifiutato la vaccinazione.

Perché è importante che tutti siano vaccinati? È una malattia che non può essere trasmessa direttamente da persona malata a persona non immune e quindi non esiste il beneficio derivante dalla cosiddetta “immunità collettiva” (o immunità di gregge).

Tutti i non vaccinati la possono prendere anche se intorno tutti gli altri sono vaccinati!!!

Ogni ferita, anche piccola, può rappresentare un rischio importante. È quindi fondamentale educare la popolazione sulla necessità di un’immunizzazione individuale completa, sul rischio delle ferite da puntura e delle ferite chiuse particolarmente soggette ad essere complicate dal tetano, e sulla necessità della profilassi attiva dopo una ferita.

Pertosse

Perché vaccinare contro la pertosse?
Anche dopo la malattia naturale è possibile riammalarsi. Dunque è molto importante fare spesso dei richiami!

tosseNelle popolazioni non immunizzate la pertosse rappresenta una delle malattie con più alta letalità nei neonati e nei bambini piccoli. Le complicazioni includono (in ordine di frequenza): polmonite (causa più comune di morte), atelettasia polmonare, crisi epilettiche, encefalopatia, perdita di peso, ernie e morte.
È una malattia batterica acuta tra le più contagiose, presenta un esordio insidioso con tosse stizzosa che diviene progressivamente parossistica, di solito entro 1-2 settimane e dura per 1-2 mesi o più. I parossismi sono caratterizzati da ripetuti accessi di tosse non intervallati da atti respiratori, seguiti da un caratteristico urlo, che terminano frequentemente con espulsione di muco chiaro tenace, spesso seguito da vomito. È molto più contagiosa nello stadio catarrale precoce prima dell’insorgenza della tosse parossistica (prime due settimane).

Perché è importante che tutti i bambini siano vaccinati?

La vaccinazione abbassa significativamente il numero dei decessi. La grandissima maggioranza di morti, si osservano in bambini d’età inferiore a 6 mesi, spesso in quelli troppo piccoli per avere completato il ciclo di vaccinazioni primario del quale è particolarmente importante un avvio tempestivo (entro il 3° mese di vita). È doveroso informare la popolazione, in particolare i genitori di neonati e dei bambini che vengono inseriti precocemente anche in piccole comunità (asili nido, “baby parking”, ecc.) sui pericoli della pertosse e sui vantaggi di iniziare in tempo il ciclo vaccinale e di osservare strettamente la schedula vaccinale, evitando ritardi. Casi di pertosse in adolescenti ed in adulti già vaccinati, meno evidenti e quindi sotto valutati, si verificano a causa di una riduzione nel tempo della capacità immunitaria; questi costituiscono una fonte di infezione per i bambini piccoli non vaccinati. Di qui l’inserimento nel calendario vaccinale di una dose di richiamo all’età di 14-15 anni, per prolungare l’efficacia della vaccinazione e ridurre il rischio che i bambini piccoli siano contagiati dagli stessi familiari. La responsabilità verso la comunità e i più piccoli vale di gran lunga le enfatizzate e relativamente rare reazioni avverse al vaccino, alle quali viene dato ampio risalto da coloro che rifiutano le vaccinazioni per motivi ideologici.

Poliomielite

Ha ancora senso vaccinare contro una malattia quasi scomparsa?

Sebbene la trasmissione del virus selvaggio sia probabilmente cessata nella maggior parte dei paesi industrializzati, i casi importati continuano a costituire un pericolo. L’infezione da poliovirus rimane una patologia importante e si realizza nel tratto gastrointestinale con diffusione ai linfonodi regionali e, in una minoranza di casi, al sistema nervoso, dove i danni dipendono dalla localizzazione, portando alle note paralisi flaccide e in alcuni casi alla morte. In assenza di vaccinazione, la poliomielite rimane principalmente una malattia dei neonati e dei bambini piccoli (80-90% dei casi ha un’età inferiore ai 3 anni). La poliomielite sembra prossima all’eradicazione in tutto il mondo: alla fine del 2006 solo 4 paesi rimanevano ancora endemici (Afghanistan, India, Nigeria, Pakistan), con n°2002 casi manifesti, il 56% dei quali in Nigeria. Nel continente europeo, l’ultima vasta epidemia si è verificata nel 1996 in Albania, da cui si è successivamente diffusa in Grecia ed ex-Jugoslavia. In Albania l’epidemia era attribuibile ad una carente organizzazione soprattutto nella conservazione del vaccino, mentre in Grecia ed ex-Jugoslavia la poliomielite si è diffusa tra gruppi di popolazione con scarsa copertura vaccinale. L’elevata copertura nei paesi circostanti e in Italia ha efficacemente arginato l’epidemia. In precedenza (1992 -1993), si era verificata un’epidemia di poliomielite anche in Olanda, in un gruppo di popolazione che rifiuta le vaccinazioni per motivi religiosi. Il virus è stato trovato anche tra membri di un gruppo religioso affine in Canada, sebbene non si fossero presentati dei casi.

Perché è importante che tutti siano vaccinati?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità spera di ripetere anche per la poliomielite il risultato ottenuto per il vaiolo: vaccinando tutta la popolazione di tutti i continenti sarà possibile ottenere l’eradicazione della malattia, cioè l’eliminazione dei tre virus che provocano la malattia. Purtroppo in alcune popolazioni si manifesta ancora un’ostilità verso le vaccinazioni legata a motivi culturali connessi anche alla povertà o perché proposte in contesti di guerra (Afganistan – Pakistan) che rendono difficile raggiungere tutti i bambini. L’OMS sottolinea come in ultima analisi il successo della eradicazione dipenda dall’impegno politico di tutti i paesi colpiti dalla poliomielite.

Morbillo

Perché tanta attenzione della Sanità Pubblica verso il morbillo?

Il morbillo è una malattia infettiva molto contagiosa, forse la più contagiosa in assoluto, spesso sottovalutata, per la quale non esiste terapia specifica e che ha un decorso più grave nei neonati e nei giovani-adulti rispetto ai bambini.
In media in Italia il 13% dei casi di morbillo richiedono un ricovero in ospedale. La letalità media si aggira in Italia intorno ad 1 caso ogni 1000-20003. Il morbillo resta pertanto una patologia importante, per il rischio di gravi complicazioni in particolare neurologiche e perché potenzialmente letale, ma con l’aumentare delle coperture vaccinali e con la conseguente diminuzione dei casi si è affievolita la percezione della pericolosità, tanto da far apparire più rilevanti le complicazioni legate alla vaccinazione. La lotta al morbillo è una priorità dell’OMS e dell’UNICEF a livello mondiale e anche in Italia viene promossa con piani specifici, visto che l’obiettivo del 95%, soprattutto in alcune regioni, è ancora molto lontano.
L’ultima importante epidemia registratasi in Italia (soprattutto Campania, Puglia, Molise, Calabria, Abruzzo) tra il 2002 e il 2003 ha riguardato oltre 100.000 bambini, con più di 5.000 ricoveri, 80 encefaliti e 4 decessi. La distribuzione geografica dei casi ha coinciso strettamente con quella della copertura vaccinale, più bassa nel Sud Italia.

Perché è importante che tutti siano vaccinati?

Per questa malattia è doverosa e possibile l’eliminazione, come in Finlandia, garantendo il rispetto della doppia somministrazione prevista in calendario (13-15 mesi, 5-6 anni) e valorizzando il più possibile il significato anche sociale di una scelta responsabile e informata da parte dei genitori. Proprio la mancata informazione è ritenuta responsabile del 50% dei casi della mancata vaccinazione. Offerta attiva e informazioni corrette sono prerequisiti per aumentare le alte coperture necessarie per interrompere la trasmissione del virus. Infatti una circolazione del virus controllata solo parzialmente può far sì che molti adolescenti o giovani adulti restino suscettibili all’infezione, con un conseguente aumento del rischio di svilupparla in età adulta, con tendenza a manifestazioni più gravi, quando invece può ancora essere contrastata con la vaccinazione. L’OMS teme che, nel mondo, nei prossimi cinque anni, dopo un periodo di rapida riduzione della mortalità, ci possa essere un aumento di casi di morbillo, allontanando l’obiettivo di eliminare questa malattia.

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Rosolia

Perché vaccinare contro questa malattia?

Anche se è considerata una malattia di lieve entità, è una malattia molto pericolosa quando colpisce una donna in gravidanza. La rosolia benché non sia grave può comportare complicazioni; i danni più rilevanti tuttavia si riscontrano quando viene contratta in gravidanza: in misura diversa a seconda dell’età gestazionale e quindi dello stato di sviluppo del feto può determinare l’aborto o molto frequentemente la Sindrome della Rosolia Congenita (CRS) o embriopatia rubeolica (85% dei casi se contratta nel 1° trimestre di gravidanza) che può danneggiare seriamente il bambino. La rosolia congenita è una grave malattia caratterizzata da sordità, ritardo mentale, cataratta ed altre affezioni degli occhi, malattie congenite del cuore, nonché da malattie del fegato e della milza. Inoltre un bambino con CRS può eliminare il virus per via urinaria per circa un anno e quindi essere fonte di infezione per altre donne non immuni. Risulta pertanto evidente l’importanza di vaccinare contro la rosolia, obiettivo del “Programma nazionale di prevenzione del morbillo e della rosolia congenita” (2004) tutti bambini dopo il compimento del 12° mese d’età, gli adolescenti e i giovani adulti non immuni, tutte le donne in età fertile, nelle quali l’immunità verso la rosolia non è certa. La vaccinazione contro la rosolia effettuata con due dosi, ha un’efficacia vicina al 100 % e l’immunità dura tutta la vita.

Parotite

Perché vaccinare contro una malattia non particolarmente grave?

Anche se quasi sempre benigna, la parotite è una malattia che talora può presentare gravi complicazioni. È una malattia virale acuta caratterizzata da febbre, tumefazione e dolore di una o più ghiandole salivari, in genere la ghiandola parotide. La probabilità di complicazioni incrementa con l’aumentare dell’età. Può essere associata a orchite (di solito unilaterale) nel 20 - 30% dei soggetti maschi che hanno superato la pubertà. La parotite può causare deficit uditivi neuro - sensoriali sia nei bambini che negli adulti, spesso monolaterali. La pancreatite, di solito lieve, si presenta nel 4% dei casi; tuttavia non è stata confermata un’associazione con il diabete. La meningite sintomatica si verifica in circa il 10% dei casi di parotite, che di solito guariscono senza complicazioni, sebbene molti richiedano l’ospedalizzazione. L’encefalite parotitica è rara (1-2/10.000 casi), ma può lasciare conseguenze permanenti quali paralisi, convulsioni e idrocefalo; il tasso di letalità per l’encefalite parotitica è di circa l’1%. La parotite durante il 1° trimestre di gravidanza può determinare un aumento di aborti spontanei, ma non vi è evidenza che la parotite in gravidanza possa determinare malformazioni congenite. La vaccinazione è raccomandata in associazione a morbillo e rosolia e anche per questa malattia è possibile, garantendo il rispetto della doppia somministrazione, l’eliminazione come in Finlandia (dal 1996 si sono avuti solo casi importati, 4 di parotite e 2 di rosolia). Le reazioni avverse sono rare (vedi morbillo), con una frequenza di almeno 100 volte inferiore rispetto alle complicazioni dovute alla malattia, mentre l’efficacia del vaccino supera il 95%. Nel tempo infatti si è affinata la produzione di un vaccino con un dosaggio di antigeni sempre più equilibrato rispetto al rapporto efficacia/rischio di reazioni avverse.

Varicella

Quali sono i rischi della varicella?

La varicella è una malattia che comporta sofferenza e in gravidanza può determinare complicanze su cui oggi l’attenzione è più alta. La varicella è una malattia virale acuta sistemica, molto contagiosa, ad inizio brusco, con febbricola e sintomi generali solitamente non gravi, con una eruzione cutanea tipica. Occasionalmente, soprattutto negli adulti, febbre e disturbi generali possono presentare un quadro di particolare gravità. Negli adulti le complicazioni sono circa 20 volte maggiori che nel bambino (muore 1 adulto su 5.000). Le complicazioni più gravi della varicella sono la polmonite (virale o batterica), infezioni batteriche secondarie, complicazioni emorragiche ed encefalite. I bambini con leucemia acuta (inclusi quelli in remissione a seguito di chemioterapia) o affetti da uno stato di immunodepressione, presentano un maggiore rischio di contrarre forme di varicella disseminate, letali nel 5 -10% dei casi. I neonati che sviluppano la varicella tra i 5 e 10 giorni di età e quelli le cui madri sviluppino la malattia nel periodo perinatale (5 giorni prima o entro 2 giorni successivi al parto) sono ad aumentato rischio di sviluppare forme di varicella generalizzate gravi (opportune precauzioni vanno prese circa l’allattamento al seno). L’infezione contratta nei primi tempi della gravidanza può essere associata alla Sindrome Congenita da Varicella (circa nell’1% dei casi, che aumenta al 2% verso la 20° settimana), Un’infezione latente del virus della varicella nelle radici dei gangli dorsali, può riattivarsi a distanza di tempo, manifestandosi localmente sottoforma di Herpes Zooster caratterizzato da forti dolori e parestesie. Grazie alla vaccinazione ci si attende una progressiva diminuzione dell’incidenza dell’Herpes Zooster, visto il suo stretto legame con la varicella.

Quali i vantaggi della vaccinazione antivaricella per la salute del bambino? Studi effettuati durante l’utilizzo del vaccino hanno evidenziato una efficacia > 90% nella prevenzione delle malattie moderate-gravi, l’efficacia è compresa tra il 75% ed il 90% se si considerano tutte le manifestazioni di malattia, anche quelle più lievi. Nel caso in cui un bambino vaccinato manifesti la varicella, essa ha un decorso più lieve, con poche lesioni. Se somministrato entro 3 giorni dall’esposizione, il vaccino è in grado di prevenire la malattia o almeno di modificarla in maniera significativa. Un ulteriore motivo per vaccinare percentuali elevate della popolazione è quello di proteggere gli individui ad alto rischio che non possono essere vaccinati, quali i neonati non immuni e i soggetti affetti da immunodeficienza, vaccinando soprattutto i conviventi e gli altri contatti stretti: infatti in queste persone a rischio la malattia si presenta spesso in forma molto grave. 

 

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