bambini in auto

Bimbi morti perché dimenticati in auto, ma perché oggi succedono queste cose?

Intervista alla Dott.ssa Eleonora Campolmi Psicologa a Firenze.

Questo editoriale cerca di affrontare un problema che negli ultimi anni sta diventando sempre più frequente: “il dimenticare un bimbo in auto”. Vorremmo provare ad analizzare cosa accade nelle menti delle mamme e vedere se possiamo fare qualcosa per evitare tutto ciò. Ne parliamo con la Dott.ssa Eleonora Campolmi psicologa a Firenze.

Il caso della bimba morta, dopo esser stata dimentica in auto, questa settimana, in provincia di Arezzo non è il primo vorremmo che fosse l’ultimo! 

Come succede, di solito

Ogni volta l’incidente si ripete secondo una successione di eventi molto simile: un genitore particolarmente stanco, stressato o agitato per qualche cambiamento imprevisto nella routine quotidiana, dimentica di lasciare il figlio da qualche parte (di solito all’asilo nido) e prosegue la giornata come se lo avesse fatto. Poi – dopo poche o molte ore, ma sempre troppo tardi – arriva un momento in cui un qualche segnale ricorda al genitore l’irreparabile disattenzione, di solito una telefonata dal coniuge o qualsiasi cosa che rievochi il pensiero del figlio. Segue una disperata corsa verso la macchina parcheggiata sotto il sole, e la scoperta, tragica. Ma ci sono anche casi di genitori che tornano in macchina e – senza accorgersi del corpo sul seggiolino sul sedile posteriore – non si rendono conto di quel che è successo finché non tornano all’asilo nido per riprendere il figlio che non hanno mai lasciato lì.

In provincia di Arezzo , il 7 giugno 2017, una madre ha lasciato in auto sua figlia ed è andata al lavoro:  una bambina di 16 mesi è morta per arresto cardiaco, dopo essere rimasta alcune ore chiusa da sola sul seggiolino. È accaduto in provincia di  Arezzo, a Castelfranco di Sopra, nel primo pomeriggio di oggi. Quando sono arrivati i soccorsi la bimba era già in arresto cardiaco. Inutile l’intervento con il defibrillatore e successivamente dai sanitari del  118  che avevano anche attivato l’elisoccorso  Pegaso. La madre, una donna di 38 anni che vive a vive a  Terranuova Bracciolini, è stata interrogata nella caserma dei carabinieri di Castelfranco, dove ha ricostruito la terribile vicenda, che sarebbe il frutto di una  fatale dimenticanza.

In provincia di Livorno. Il 27 luglio 2016, una bimba di 17 mesi figlia di una coppia di Vada (Livorno) è morta all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze dopo esser stata dimenticata in auto dalla mamma che era andata al lavoro. La vettura era stata parcheggiata all’ombra, ma nell’abitacolo la temperatura era comunque salita tantissimo. La donna si è giustificata dicendo di avere avuto un “vuoto di memoria”. Come ogni mattina, la madre avrebbe dovuto accompagnare le sue due bambine (la più grande di 4 anni) all’asilo nido e presso un campo estivo. Dopo aver accompagnato la grande, era andata direttamente al lavoro, dimenticando la più piccola, che pare dormisse nel seggiolino, in auto. Intorno a mezzogiorno, a rendersi conto della presenza della bimba dentro l’auto parcheggiata, era stata la nonna, che si era avvicinata al mezzo in sosta per prendere un oggetto. La donna aveva dato subito l’allarme chiedendo l’intervento dei soccorritori. La bambina, che era stata colta da convulsioni, era in condizioni gravissime: è stata portata prima all’ospedale di Cecina per le prime cure, dopo essere stata intubata era stata trasferita all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze dove era stata ricoverata in condizioni disperate fino alla morte.

Vicenza  – L’1 giugno 2015, a 17 mesi è morta Gioia, una bambina dimenticata nell’auto dai suoi genitori per una tragica disattenzione. La piccola è rimasta nell’abitacolo seduta sul seggiolino per alcune ore, sotto il sole cocente, mentre la madre si intratteneva a parlare con alcuni vicini. Tutta la famiglia era stata a messa e poi ha fatto un salto al centro commerciale per poi tornare a casa alle 13.15. Mentre il padre e gli altri figli sono subito rincasati, la bimba è rimasta in auto in seguito alla distrazione della madre che si era messa a chiacchierare con un vicino. La coppia di origine ivoriana ma con cittadinanza italiana ultraventennale è stata accusata di omicidio colposo.

Piacenza  – Il piccolo Luca Albanese, di 2 anni, è stato dimenticato, il 4 giugno 2013, in auto dal padre sotto il sole per 8 ore. La temperatura all’interno dell’automobile ha raggiunto i 60 gradi. Il bambino è arrivato ad una temperatura corporea di 40 gradi ed è stato trovato morto, quando è stato soccorso dal 118. La causa della morte è stata l’asfissia. I genitori sotto choc sono stati ricoverati in ospedale. Il padre non si è ricordato di lasciare il piccolo all’asilo.

Perugia  – Jacopo, un bambino di 11 mesi, è stato lasciato per 3 ore da solo in auto a Passignano sul Trasimeno, vicino Perugia, il 27 maggio 2011. Il padre doveva accompagnarlo al nido, ma si sarebbe dimenticato. Il bambino è morto ed è stata disposta l’autopsia sul suo corpo. Il padre è stato iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di omicidio colposo.

Teramo  – Il 18 maggio 2011 a Teramo è morta Elena Petrizzi, di 22 mesi, che è stata lasciata per 5 ore in auto dal padre, che si è recato al lavoro, non accompagnando la piccola alla scuola materna. Il padre era convinto di avere lasciato la figlia all’asilo e la moglie, dopo la tragedia, ha dichiarato che una cosa del genere può capitare a ciascuno di noi, perché non ci si ferma mai.

Nel 2010 Gene Weingarten

Giornalista del Washington Post, vinse il premio Pulitzer con un lungo articolo scritto l’anno precedente sui casi sempre più frequenti di bambini morti per ipertermia (colpo di calore) dopo esser stati dimenticati in macchina dai genitori. Negli Stati Uniti questo tipo di incidente provoca mediamente 38 morti all’anno, quasi tutti tra la primavera, l’estate e l’inizio dell’autunno, e nella maggior parte dei casi si tratta di bambini con meno di due anni, dimenticati in macchina da persone sane e “normali” – genitori solitamente attenti e premurosi – vittime di un’occasionale distrazione.
Nel pezzo per il Washington Post Weingarten riportò alcune storie e alcune conversazioni avute allora con i genitori dei bambini morti negli ultimi anni, e con neurofisiologi ed esperti della memoria, da cui emerse che la distrazione fatale è spesso legata a una serie di coincidenze e di fattori molto simili in tutti i casi (stanchezza, mancanza di sonno, piccole variazioni nella routine quotidiana).
Secondo il giornalista casi di questo tipo sono aumentati dagli anni ’90, dopo l’introduzione dell’airbag al posto del passeggero. L’apertura dell’airbag può essere pericolosa per un bimbo, di il seggiolino viene normalmente posto sul lato posteriore della macchina, fuori dal campo visivo dei genitori. Nell’articolo veniva citato il professor David Diamond, docente di fisiologia molecolare alla University of South Florida di Tampa, secondo cui “il livello di premura abituale del genitore non sembra essere rilevante”. Le disattenzioni sono causate anche da particolari emozioni, dallo stress e dalla mancanza di sonno.

Dr.ssa Campolmi, come possiamo spiegarci che accadano queste cose?

Oggi come oggi risulta sempre più difficile fare il genitore, ed in particolare fare la mamma, con i ritmi di lavoro e non.. sempre più rigidi che la società ci impone. Abbiamo una quotidianità frenetica, spesso fin troppo programmata nel dettaglio e questo, se da una parte ci rassicura perché abbiamo tutto sotto controllo, dall’altra può finire col farci perdere il controllo…ed accade il dramma! L’imprevisto nella mia giornata e creo la convinzione di aver già fatto qualcosa! Certo non vorrei che passasse il concetto che l’imprevisto sia pericoloso… Ovviamente non è questo che dobbiamo temere, bensì la rigida programmazione quotidiana! Fare e rifare sempre le stesse cose, con la stessa modalità, gli stessi tempi associato a preoccupazioni, ansie, paure, problemi di sonno ecc.. può finire con il confondermi e farmi vivere un evento accaduto il giorno prima come appena capitato. Sappiamo che alti livelli di affaticamento, preoccupazioni e nervosismo, possono portare alterazioni cognitive e mnemoniche a causa degli ormoni secreti proprio dal cervello in reazione a ciò che viviamo. Ecco così che si può manifestare un blackout mnemonico!

Non è possibile giudicare solo sulla base di ciò che abbiamo letto, quanto la vita di questa madre sia stata stressante perché ovviamente lo stress è soggettivo, per cui ciò che per me è fortemente stressante può non esserlo per altri. Ovviamente aspetteremo le perizie che sicuramente, attraverso anche strumenti specifici, potranno escludere o meno il “criterio di negligenza”.

Come mai si verificano cosi frequentemente in questi ultimi anni?

Le richieste della società sono in continuo aumento e sempre più rigide. Nella maggior parte delle coppie i giovani genitori sono impegnati nel lavoro e nel gestire la vita familiare, spesso con pochi aiuti dall’esterno. Non esiste quasi più la famiglia in cui la madre si dedica solo ed esclusivamente a figli e alla casa… già enorme mole di lavoro che richiede molte energie fisiche e mentali! No! adesso siamo tutti obbligati a “trottare” anzi già dobbiamo ringraziare di avere un lavoro e cerchiamo di fare di tutto per non perderlo. Inoltre dobbiamo dimostrare. Perché il giovane di oggi “dovrebbe saper fare”, “dovrebbe accettare tutto”, “dovrebbe dare il 101%” e non importa se hai il figlio a casa malato socialmente arriva il messaggio che la priorità debba essere data ad altro, in particolar modo al lavoro! Ovviamente non sto dicendo che lavorare sia da condannare ma che le richieste della società risultano veramente difficili per molti giovani genitori che arrancano.

Possiamo fare qualcosa per cercare di evitarle?

Questi drammi che si sono verificati negli anni possono essere definiti delle morti assurde. Si spezzano non solo le vite di piccoli innocenti ma anche quelle dei genitori che faranno i conti per tutta la vita con un dolore indescrivibile. La società che impone questi ritmi, dovrebbe anche agire per tutelare le persone attraverso l’obbligatorietà di strumenti adatti ad evitare drammi simili. Allo stesso tempo, in questo caso i genitori, possono imparare a chiedere aiuto, a capire quando si sta per superare il limite. perché quando lo si supera è già tardi!

Anche i familiari (o chi  sta attorno a questi giovani genitori) hanno un ruolo fondamentale, possono infatti avere un occhio attento, in più, per riconoscere segnali di stanchezza ed intervenire, qualora ci sia inconsapevolezza da parte della persona interessata.

Tutti possono dare il loro contributo.

Potrebbe provare a stilare un decalogo per i genitori?

  1. la prima cosa in assoluto è cercare di ascoltarsi maggiormente, imparare a percepire i segnali di stress e stanchezza.
  2. “Decelerare”! Frenare i propri ritmi! Cosa molto difficile ma fondamentale! Imparare perciò a dire anche “no!” di fronte ad alcune richieste quando sento che sto superando il limite…
  3. Scegliere le proprie priorità! Già inquadrandole verrà più facile decidere quante energie dedicare per una determinata cosa, a seconda del posto che occupa per me.
  4. Saper delegare quando comincio ad essere saturo.
  5. Accettare di non essere onnipotenti bensì di essere umani con determinati limiti.. non possiamo fare tutto in ogni occasione e con le stesse energie.
  6. “Non ho alternative!” “devo farlo per forza!” “ ma se non lo faccio io chi lo fa?” Queste frasi creano autoinganni potenti che non aiutano le persone. Siamo sicuri che abbiamo veramente valutato ogni chance? Siamo sicuri che non possa fare diversamente? Fermiamoci a valutare tutte le opzioni possibili prima di sovraccaricarci ulteriormente.
  7. Chiedere aiuto a professionisti adeguatamente formati che possano fungere da supporto costruttivo nelle fasi più difficili.
  8. Imparare a concedersi anche poco tempo ma tutto per sé! Regalarsi anche un’ora a settimana per staccare, per coccolarsi, distrarsi, ricaricarsi. Non significa togliere tempo alla famiglia anzi! Come sappiamo non è importante la quantità ma la qualità! Esserci tutti i giorni ma con umore pessimo e con la testa altrove certamente non è vissuto bene dai nostri figli.
  9. Non barricarsi dietro la rigida quotidianità… quella quotidianità rassicurante ed apparentemente protettiva che al contrario crea la strada assicurata per arrivare a perdere il controllo.
  10. Esistono inoltre dei dispositivi che segnalano la presenza del bimbo in auto allo spegnimento del motore. 

 

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